Cristina Giargia nasce nel 1971 a Torino, dove trascorre la sua vita e inizia la sua formazione al liceo artistico “R. Cottini”.
Nel 1993 si diploma presso l’Accademia Albertina di Belle Arti sotto la guida di N. Aimone, conosciuto ed apprezzato docente di decorazione.

Il suo percorso artistico inizia in giovanissima età, portandola sin da subito a ricercare l’equilibrio sottile ed energico dell’ “arte del vivere”; energia irradiata in ogni aspetto della quotidianità e fragilità celata dietro i brillanti ed incorporei colori delle sue tele.

L’evoluzione delle sue tecniche artistiche passa anche attraverso l’apertura di un laboratorio artigianale di oggettistica nel quale, grazie allo studio ed all’utilizzo di materiali diversi, applica ed approfondisce le sue conoscenze.
Parallelamente svolge per anni la professione di docente di discipline pittoriche e artistiche che la porta a diffondere ed elaborare, con il suo singolare entusiasmo, l’arte dell’espressione attraverso i colori.

La sua giovane vita si interrompe prematuramente nel 2004, non prima però di essere riuscita a comunicare attraverso i suoi quadri il perfetto connubio tra anima, cuore e pennello. Dipinti capaci di trasmettere all’osservatore emozioni uniche e magiche.

Egocentrica e sempre protagonista, sosteneva che la miglior opera che avesse mai prodotto fosse se stessa.
La pittura di Cristina conduce direttamente alla profondità dell’essere umano, rappresentando significativamente l’universo interiore in cui ognuno può specchiarsi, cercarsi e trovarsi.
Le sue donne, immobili, bianche, luminose, raccontano le emozioni che appartengono all’essenza della sua anima e sono in grado di trasmettere, agli occhi di chi sa vedere, messaggi intimi e passionali che indicano un percorso obbligato tra l’esteriorità e l’interiorità.

Le tonalità di blu, di viola e di rosso, simboli di creatività, di spiritualità e passione, cullano le seducenti creature e ne fanno da contrasto.
Il colore oro, sempre presente, si fonde in una alchimia tra Ego e Anima, donando preziosità e calore, divenendo così “materia e non colore”.

L’erotismo delle figure non è che apparenza; la sua arte non è pittura astratta ma astrazione della mente.